Si torna nuovamente a parlare dell’aumento del biglietto del trasporto pubblico a Roma da 1,50€ a 2,00€, secondo fonti di stampa previsto nel Piano Industriale ATAC a partire da luglio. Precisiamo che un “piano” definisce degli obiettivi, e nel caso della tariffazione l’unico Ente ad avere potere autorizzativo è la Regione Lazio.

Il mancato aggiornamento dei prezzi dei biglietti era stato già previsto dal Comune di Roma per il 2025, 2026 e 2027 con adeguate misura compensative. Per l’anno 2026 pari a 15,1Mln€, tenendo conto che da luglio 2025 sono già aumentati i prezzi dei biglietti “turistici” (H24, H48, H72, settimanale).

Difficile interpretare il motivo della previsione di aumento del prezzo del biglietto fatta da ATAC, seppure non abbia alcun valore esecutivo.

L’Associazione TUTraP-APS da sempre è contraria ad addossare ad ATAC il rischio industriale derivante dagli incassi della vendita dei biglietti. Il Comune dovrebbe pagare ATAC al 100%, come già fa con i gestori delle linee periferiche, e come già fa il Comune di Milano con la sua Partecipata ATM. I ricavi dalla vendita di biglietti e abbonamenti dovrebbero andare nelle casse del Comune, che sarebbe così più libero di fare una vera politica tariffaria, di concerto con la Regione Lazio.

La quota di incassi da biglietti e abbonamenti incide sulla quantità di servizio reso e sugli investimenti. Nel grafico sotto sono riportati gli incassi annuali da biglietti e abbonamenti dal 2010 al 2024.

A giugno 2012 ci fu un aumento delle tariffe: i biglietti BIT passarono da 1,00€ a 1,50€ (e da 75 a 100 minuti di validità), gli abbonamenti mensili da 30€ a 35€ e gli annuali da 230€ a 250€. L’incremento di incassi per ATAC fu poca cosa rispetto al più marcato decremento dei passeggeri. Negli ultimi anni gli incassi sono crollati per la pandemia, e non sono ancora tornati ai livelli di prima. Per il 2024 gli incassi reali sono stati di ben 30 MLN€ inferiori alle previsioni. Come detto sopra, tutte queste dovrebbero essere preoccupazioni del Comune e non di ATAC.

Per un Comune che propaganda la mobilità sostenibile, un qualsiasi aumento dei prezzi dei titoli di viaggio del trasporto pubblico, non supportati da alcun apprezzabile miglioramento del servizio, non dovrebbe essere nemmeno argomento di discussione. Le auto infatti sono in aumento, come indicano i dati ACI (+6,8% dal 2021 al 2024) e la situazione è ormai diventata insostenibile per la mobilità di tutti, anche per gli automobilisti bloccati in ingorghi di lamiere e alla disperata ricerca di un posto dove parcheggiare, qualsiasi, anche in divieto. Il numero impressionante di incidenti, morti e feriti anche gravi sulle strade di Roma sono la cartina di tornasole.

Da un’analisi sul numero di abbonamenti al trasporto pubblico, ovvero sugli utenti abituali e non occasionali, aggregando le varie tipologie (Roma, Lazio, agevolati), e ponendo che 1 abbonamento annuale “pesa” come 6 abbonamenti mensili (ipotesi opinabile ma che comunque andava fatta), si può visualizzare a spanne il livello di fidelizzazione dell’utenza. Nel 2023 e 2024 ha inciso in maniera significativa l’introduzione dell’abbonamento annuale agevolato “Under19” a 50€ anziché 250€. Un’evidente dimostrazione pratica che le politiche tariffarie del Comune fanno la differenza. Nonostante questo, la fidelizzazione permane sotto i livelli pre-pandemia.

L’Associazione Tutrap-APS è contraria a qualsiasi aumento delle tariffe dei titoli di viaggio del trasporto pubblico, in quanto non giustificato:

  • né dal livello di servizio, che anche per il 2026 si ritiene che rimarrà sensibilmente al di sotto degli obiettivi del Contratto,
  • né in linea con la politica di incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici,
  • né motivabile con la previsione di maggiori costi da coprire per ATAC, in quanto nel 2026 sono già previste misure compensative da parte del Comune.

Per eventuali aumenti il discorso potrà essere ripreso nel 2027, se ATAC sarà nelle condizioni di garantire un effettivo miglioramento del servizio.

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