Dal 6 ottobre al 7 dicembre l’intera rete tram a Roma è sospesa, a causa di lavori di manutenzione straordinaria sulla Tangenziale Est eseguiti da Anas, che rendono impossibile l’uscita dei tram dall’unico deposito di Porta Maggiore.
In questi 2 mesi, secondo il contratto stipulato tra ATAC ed il Comune, i tram avrebbero dovuto percorrere poco più di 650.000 km, per un costo di 8,7 Mln€ di fondi pubblici, oltre agli incassi da biglietti e abbonamenti.

Quando le interruzioni del servizio sono dovute a cause esterne ad ATAC, il Comune deve corrispondere ad ATAC un “bonus” pari al 75% del mancato incasso, secondo le clausole contrattuali. Per i due mesi di tram fermi il bonus ammonterebbe quindi a circa 6,5 Mln€.
Basandosi su quanto comunicato da ATAC in merito al numero di corse delle navette bus, superiore alle corse tram per ovvi di motivi di capienza, le navette sostitutive dovrebbero percorrere poco più di 1 Milione di Km per un costo stimato di 3,8 Mln€ (notare bene che questo importo è molto inferiore agli 8,7 Mln€ dell’equivalente servizio tram).
Il Comune ha deciso che l’utilizzo di queste navette sostitutive è gratuito. Non è facile stabilire quanto possa valere in termini di mancati incassi da biglietti, considerando che le navette “free” vengono utilizzate anche da chi ha un abbonamento (e quindi ATAC è già pagata) e da chi utilizza, nel suo spostamento, anche un’altra linea bus non-gratuita o la Metro, e quindi farebbe in ogni caso un biglietto. Ad ogni modo, il Comune ha fissato come ristoro per ATAC un importo di 437.383,00 €, coperto da fondi della Regione, e soggetto a conguaglio finale.
In definitiva l’ “operazione navette” costerà ai contribuenti una cifra di circa 10,7 Mln€, di cui ben il 65% costituito da “bonus” per ATAC. Una cifra superiore di 2 Mln€ rispetto al normale servizio tram, di cui 0,44 Mln€ per la gratuità del servizio.

Un fatto significativo: il costo operativo di 1 km per i tram è quasi 4 volte superiore a quello dei bus, ed i costi delle tramvie (binari, linea aerea, etc.) superano i 20 Milioni€ per 1 km. Inoltre i bus sono un sistema molto più flessibile, basti pensare alle continue interruzioni della rete tram per i motivi più disparati, cosa che non avviene con i bus che possono facilmente cambiare percorso. I bus sono un sistema molto più flessibile anche in relazione ai passeggeri trasportati: basti pensare di notte quanto costa (ed inquina) di più muovere un tram di 33,5 metri e 50 tonnellate con magari solo una manciata di persone a bordo, rispetto ad un normale bus elettrico da 12 metri che pesa e costa solo 1/4. Tralasciando tutto il discorso manutentivo, molto più oneroso e complesso per il sistema tram, si pensi anche all’innovazione. I tram solitamente vengono tenuti in esercizio per decenni, anche per ammortizzarne gli elevati costi, questo significa doversi tenere, ad un certo punto, mezzi ormai obsoleti, e di esempi a Roma di dignitosi “ferrivecchi” non mancano certo. I bus invece hanno un ricambio molto più rapido, 12-15 anni, e quindi si possono avere in circolazione mezzi abbastanza in linea con i progressi tecnologici, con tutti i vantaggi che ne conseguono.
Ultimo ma non ultimo, il rumore: i tram devono avere dei sistemi antistridio pienamente efficienti per le curve, e la superficie delle rotaie, la cosiddetta “tavola di rotolamento”, deve essere sempre liscia per non causare vibrazioni anche forti. Inutile ricordare che a Roma ci sono state diverse lamentele legate al rumore dei tram, e all’obbligo di rallentamento “a passo d’uomo” in diversi punti per minimizzarlo, rendendo però i tram molto più lenti dei bus. I bus hanno gli pneumatici di gomma, che sono di per sé un ulteriore sistema ammortizzante.


